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Sezione di Palermo
Sezione di Palermo
Presidente: Fabrizio Escheri
Indirizzo: Via Ugo Marchese, 74 - 90141 Palermo
Telefono: 091.6262829
Presidente, perché ha deciso di associarsi ad AIDC, creando una sezione locale a Palermo? Cosa si aspetta per la sezione e i suoi associati?
Ho deciso di associarmi ad AIDC per reazione ad un progressivo appiattimento nell'immagine pubblica dei Dottori Commercialisti verso gli aspetti più operativi e legati agli adempimenti contabili e fiscali, immagine favorita anche dall'unificazione del nostro Ordine professionale con quello dei Ragionieri. AIDC invece è un'associazione sindacale che punta a restituire a noi Dottori Commercialisti il valore che ci ha sempre contraddistinto, mettendo in atto una serie di iniziative formative di alto livello che l'Ordine non può più garantire, oltre a tutelarci per quanto riguarda gli aspetti previdenziali.
Quali sono secondo lei le attività che l’Associazione dovrebbe sviluppare e promuovere per consolidare ulteriormente il ruolo di voi professionisti e garantirne la rappresentanza?
Credo che le attività di aggiornamento professionale e di formazione continua debbano essere la stella polare di AIDC. In particolare, queste non dovrebbero limitarsi agli aspetti, pur importanti, di tecnica professionale, ma abbracciare anche temi di interesse generale e di scenario sul sistema economico nel suo complesso. Poi, come le dicevo, non può essere sottovalutato il rafforzamento nell'immagine pubblica di noi Dottori Commercialisti come professionisti a tutto tondo, capaci di supportare pienamente gli operatori economici nelle loro scelte. Infine, dovrebbero essere consolidate tutte quelle attività di tutela della categoria verso i nostri interlocutori di riferimento.
Come riportano i più autorevoli istituti economici nazionali e internazionali, i conti pubblici italiani rimangono in una situazione critica, che non sembra lasciare molto spazio all’ottimismo. Presidente, secondo lei quali potrebbero essere gli accorgimenti più adeguati per un’inversione di tendenza?
Innanzitutto, una progressiva deburocratizzazione del sistema economico, riducendo l'incidenza della Pubblica Amministrazione nel sistema economico italiano e, in particolare, del Sud del Paese. Le imprese italiane e meridionali devono infatti scontare i costi di un cattivo funzionamento della PA, che non permettono lo sviluppo della competitività del nostro tessuto produttivo e demotivano l'imprenditoria da progetti di ricerca e sviluppo. Tagliando sui costi della Pubblica Amministrazione e liberando le imprese dalla zavorra della PA più inerte, i nostri conti pubblici tornerebbero in ordine nel giro di pochi anni.
Secondo le fonti più qualificate, l'imponibile sottratto alla tassazione raggiungerebbe quota 300 milioni ogni anno. Come lei ben saprà, l'Agenzia delle Entrate sta mettendo a punto alcune misure per arginare il fenomeno. Tra queste, vi è il cosiddetto "redditometro". Presidente, crede che l'istituzione di questi strumenti possa davvero far recuperare soldi allo Stato?
C'è un solo modo per recuperare in maniera consistente e duratura l'evasione fiscale: un sistema di riscossione dei tributi più equo, riformato in condivisione con le principali categorie produttive e professionali. Il redditometro, in quanto misura coercitiva, può dare risultati nel brevissimo periodo, ma produce a regime solo un incremento delle capacità di aggiramento degli ostacoli e delle misure anti-evasione.