Professionisti bancomat: un agguato normativo
Comunicato Congiunto ADC AIDC UNGDCEC
Professionisti bancomat.
Un
agguato normativo.
Dal 15 giugno 2026, la Pubblica
Amministrazione potrà trattenere direttamente il compenso di un professionista
per soddisfare qualsiasi pendenza fiscale. Non è “lotta all’evasione”: è un
agguato normativo.
Le sigle firmatarie criticano con
forza il provvedimento che definisce senza timori di smentite: discriminatorio
e giuridicamente imbarazzante. Imprese e dipendenti continuano a muoversi in un
sistema di controlli proporzionati, con soglie minime e procedure che
conservano almeno l’apparenza dell’equità. I professionisti no. Per loro scatta
l’automatismo totale: il controllo fiscale preventivo si attiva anche per un
solo euro di presunta pendenza. Si è così costruita, con meticolosa cura, una
gerarchia in cui chi esercita la libera professione è presunto colpevole a
prescindere dall’entità del credito vantato dallo Stato.
Il compenso dei professionisti,
proseguono ADC, UNGDCEC ed AIDC, che dovrebbe essere la giusta remunerazione
per un servizio reso, diventa un veicolo di riscossione privilegiata.
L’efficienza amministrativa, finalmente, applicata alla spoliazione.
Il Governo in più riprese ha definito i
professionisti “presidio di cultura e legalità”, colonna vertebrale del Paese,
risorsa strategica irrinunciabile. Parole solenni, applausi scroscianti,
strette di mano. Poi, nel silenzio dell’iter burocratico, giunge “a meta” una
norma che abbandona quel presidio umiliandolo senza che nessuno senta il
bisogno di spiegare la contraddizione.
Dov’è finita la retorica della
valorizzazione delle competenze? Dov’è il Governo che diceva di comprendere la
natura strategica delle professioni per il sistema Paese? L’unico
ringraziamento concreto per chi garantisce la legalità del sistema è essere trattato
come un sospettato speciale, vittima di una riscossione selvaggia e senza
precedenti. Un trattamento che, lo ripetiamo, non ha eguali per nessun’altra
categoria di contribuenti.
Le
Associazioni denunciano con forza una misura che calpesta la dignità del lavoro
autonomo e non può essere mascherata dal velo della “tutela dell’erario”.
Lo Stato paga poco i professionisti, e
lo sa. Il dibattito sull’equo compenso va avanti da anni, tra promesse, tavoli
aperti e tavoli chiusi, con risultati che definire modesti sarebbe un
eufemismo. Nel frattempo, la macchina statale gira ogni giorno grazie a una
rete silenziosa di professionisti: i CTU di ausilio ai processi civili, i
periti che valutano i danni, i revisori che certificano i conti degli enti
pubblici, i commercialisti che assistono i contribuenti nei rapporti con il
Fisco. Tutti soggetti che lavorano per lo Stato a tariffe ferme da decenni, con
pagamenti che arrivano — quando arrivano — dopo mesi o anni.
È una lotta all’evasione davvero
originale: lo Stato che, a forza di umiliare chi lo aiuta, rischia di trovarsi
senza più nessuno disposto a farlo.
ADC
– Sindacato nazionale unitario (Gianluca Tartaro)
UNGDCEC
(Francesco Cataldi)
AIDC
(Andrea Biekar)
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